Il Cane nella storia delle religioni

Immagine del dottor Mario MarangoniDel Dott. Mario Marangon
Veterinario

EGIZI

Cane: simbolo di un segretario o ministro per via della fedeltà , vigilanza ed attività.Il Dio Mercurio è impersonato in Anubi con la testa di cane.

Lupo: stessi onori del cane anche se selvaggio. Gli Egizi pensavano che Osiride avesse preso la forma del lupo per venire in soccorso di Iside ed Orus contro Trifone.

I filosofi affermavano che il cane ed il lupo hanno avuto la stessa origine, ecco perché nella storia di Osiride  si vede come questo principe si fece accompagnare dai due figli. Anubi (Mercurio) con la testa di cane e Macedone con quella di lupo. Ecco quindi come due animali, come due figli, possono presentare due nature diverse, una più dolce e trattabile e l’altra più selvaggia e feroce.

EBRAISMO

In generale le religioni hanno sempre visto il cane come la rappresentazione dell’eterno dualismo tra il simbolismo del bene o del male oppure come ausiliario al servizio dell’uomo. Mai si parlò del fatto che il cane potesse avere un’intelligenza.

Gli ebrei ritenevano i cani, in maggioranza meticci randagi che solitamente vivevano fuori dalle mura delle città, degli esseri immondi perché si nutrivano delle immondizie, di rifiuti di ogni genere e perfino di resti umani.

Avversione per i cani dovuta anche alla grande considerazione che era in uso presso gli Egizi, grandi ed eterni oppressori del popolo israelita.

ISLAM

Ai tempi della Arabia pre –islamica le popolazioni nomadi erano solite a vivere a stretto contatto con i loro animali, compresi i cani di cui riconoscevano l’utilità arrivando a mangiare anche sullo stesso piatto. Il Profeta Maometto diede indicazioni volte a porre fine a questo forte legame cane- uomo ingiungendo di lavare un certo numero di volte stoviglie e vestiti che fossero stati toccati da un cane.

I cani possono essere legittimamente tenuti per fare la guardia, per la caccia o per compagnia in giardino, mai dentro casa.

Nell’Islam non c’è alcuna avversione per i cani: qualsiasi atto di maltrattamento verso un cane o qualsiasi creatura vivente è assolutamente proibito ed è considerato peccato.

Con il trascorrere dei secoli molte idee sui cani si ridimensionarono e si riconobbero qualità come la grande fedeltà verso il padrone, la solerzia nel servizio in cui erano stati addestrati ed il coraggio nel difendere il proprietario ed i suoi beni.

Anche il primo cristianesimo non si discostava di molto dal giudaismo e dalle altre religioni nei confronti del cane.

Parecchi racconti positivi popolari contribuirono a mitigare la religione cristiana ed il cane cominciò ad essere visto in modo molto più benevolo.

  • San Rocco Pellegrino, protettore dalla peste, era raffigurato con ai piedi un cane da caccia che ogni giorno gli procurava un pezzo di pane per il suo sostentamento.
  • San Giovanni Bosco, patrono dei giovani, avversato da nemici che lo volevano eliminare, per ben tre volte fu salvato da un possente cane grigio che appariva e scompariva.
  • Santa Adeloga, monaca benedettina, aveva sempre accanto un cane da caccia.
  • San Bernardo d’Aosta aveva vicino l’enorme San Bernardo.
  • Santa Cristina da Bolsena era raffigurata con una piccola cagnolina.
  • San Pietro Canisio con un levriero.
  • San Eustachio Placido con una muta di cani da caccia.
  • San Egidio Abata con un Bracco Italiano.
  • Per finire San Francesco d’Assisi era amico di tutti gli animali ed ebbe un rapporto particolare con il feroce lupo di Gubbio.

Fino ai nostri giorni però la Chiesa Cattolica ha continuato ad affermare la superiorità dell’Essere Umano sull’Essere Animale (San Tommaso D’Aquino- Genesi 1:28, Matteo6:26-30,……..).

Anche Papa Benedetto XVI continuò sulla linea tradizionale tracciata dalla superiorità dell’uomo sulla bestia.

Giovanni Paolo II, suo predecessore affermava invece :”C’è nell’uomo un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio ed allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi”.

Papa Francesco apre alla prospettiva del Paradiso anche per gli animali e lo fa in una udienza generale dedicata al tema della vita e della morte. In proposito il Pontefice ha citato l’Apostolo Paolo che ad un bambino in lacrime per la morte del suo cane aveva risposto: ”Un giorno rivedremo i nostri animali nell’eternità di Cristo”.

SITUAZIONE ATTUALE

In Italia si contano 6 900 000 cani e 7 480 000 gatti, cosiddetti pets di famiglia.I cani sono presenti nel 55% delle case mentre i gatti nel 49,7% delle famiglie. I single preferiscono i gatti (65%) rispetto ai cani (22%) poiché ritenuti  più indipendenti e più facili da gestire. Nelle famiglie in cui sono presenti dei figli si preferisce il cane. Non ci sono particolari differenze tra le coppie che sono senza bambini e chi vive da solo. La presenza di entrambi gli animali è al 13% tra i single mentre la % sale nei nuclei composti da più persone.

Dalla mia laurea nel 1981 ad oggi la situazione è cambiata in modo abissale. In tale periodo, per la vergogna di dichiarare i loro sentimenti, i proprietari venivano quasi di nascosto a far visitare i loro beniamini. Attualmente, perfino in un paese di Agricoltori come Zero Branco c’ è una notevole coscienza animalista, e questa è una grande conquista per le persone ma soprattutto per i nostri animali.Chi detiene un animale da compagnia attribuisce ai quattrozampe effetti benefici in quanto:

  • 94% porta gioia e buonumore
  • 91% contribuisce a mantenere unita la famiglia
  • 97% fa bene agli anziani ed alle persone con disabilità
  • 88% stimola le capacità di socializzazione dei bambini
  • 55% dei genitori preferisce che i lori figli giochino con i loro pet piuttosto che con i video giochi o con i social network.

Nonostante la crisi economica che ha colpito il mondo e l’Italia dal 2008, ogni anno si registra un incremento dei possessori di animali domestici. Ciò è dimostrato anche dal fatto che sorgono continuamente negozi od attività legati alla cura e al mantenimento degli animali, trend economico che ogni anno sfiora + del 10 % in positivo.

Le cure e le attenzioni cui sono sottoposti i nostri amici a quattrozampe hanno portato ad un notevole miglioramento delle loro condizioni fisiche e del loro benessere. Per questo da una vita media che in passato era di 8- 10 anni attualmente si può  dire che i nostri animali arrivano tranquillamente ad una vita media di 14 – 15 anni con punte di 18- 20 anni per i cani (soprattutto di piccola taglia) e di 22- 23 anni per i gatti.

Con questa aspettativa di vita, tuttavia, insorgono nuove patologie legate alla senilità come problemi cardiaci, neoplastici, ortopedici, problemi di degenerazione delle capacità cognitivo- sensoriali.

Sempre più spesso vengono portati ad un check up animali che per lungo tempo hanno vissuto splendidamente in una famiglia e che, a causa dell’età e delle loro condizioni fisiche, non sono più in grado di godere il rapporto con gli umani.

Quando questo rapporto è arrivato ad un punto di non ritorno in cui la sofferenza del proprietario nel vedere la condizione del suo amato beniamino è molto elevata e il cane non è più in grado di godere della vicinanza del suo padrone, di fare le cose che gli piacciono, di vagabondare, di giocare o socializzare con i suoi simili, di essere accarezzato, il Veterinario ha in mano un potere grandissimo, quello di decider cosa è meglio per tutti, cioè di decidere per l’eutanasia attiva.

EUTANASIA

Il termine “eutanasia”, di origine greca letteralmente significa buona morte (eu- bene, tanos- morte).

In medicina veterinaria l’eutanasia  viene definita come l’uccisione indolore di un animale affetto da una patologia grave, incurabile e giunta in una fase caratterizzata da gravi sofferenze per l’animale stesso.

Viene praticata “attivamente” poiché non vi sono per gli animali dei vincoli legislativi al pari di quelli esistenti per la medicina umana  che ne vieta l’applicazione.

L’eutanasia implica che durante l’esecuzione ci sia nell’animale assenza di dolore e stress per cui le tecniche adottate devono procurare una rapida perdita di coscienza,  seguita da un arresto cardiorespiratorio ed, alla fine, perdita delle funzioni cerebrali. Una buona tecnica deve quindi minimizzare il dolore, lo stress e l’ansia che gli animali possono provare prima della perdita della coscienza.

Il dolore è un potenziale rischio nella procedura eutanasica e può derivare dai nocicettori presenti a livello cutaneo,  muscolare e viscerale i quali, attraverso percorsi neuronali portano alla corteccia cerebrale impulsi nervosi negativi come la puntura da parte dell’ago, il freddo del tavolo da visita…

Se il dolore può essere controllato non lo è altrettantoper lo stress. Se l’animale durante la procedura è cosciente, fattori di natura fisica, fisiologica  od emozionale inducono un’alterazione omeostatica nell’animale. E’ compito deontologico del Veterinario minimizzare lo stress nella procedura eutanasica.

Personalmente, molto spesso, preferisco praticare l’eutanasia a domicilio per eliminare appunto lo stress.

ASPETTI MEDICO LEGALI

Nella Convenzione Europea degli animali da compagnia del 1987 all’articolo 11 si legge che: “Ogni uccisione deve essere effettuata con il minimo della sofferenza fisica e morale in considerazione delle circostanze. Il metodo prescelto, tranne nei casi di urgenza, deve:

  • Sia indurre una perdita di coscienza immediata e successivamente la morte,
  • Sia iniziare con la somministrazione di una anestesia generale profonda seguita da un procedimento che arrechi la morte certa.
  • E’ vietato l’utilizzo di qualsiasi veleno o droga di cui non sia possibile controllare il dosaggio e l’applicazione di un modo da ottenere gli effetti di cui sopra.

In Italia non esiste una legge specifica che disciplini l’eutanasia, la questione viene toccata solo marginalmente dalla legge n. 281/91 che, oltre ad avere delegato alle Regioni il compito di provvedere al controllo delle nascite delle popolazioni feline e canine, ha stabilito che i cani randagi ospitati nei canili  non possano essere più soppressi se non nel caso in cui siano gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità.

Quali siano le situazioni in cui è concessa l’eutanasia per gli animali nel nostro paese lo dice, ben poco dettagliatamente, la legge 189/04 che vieta qualsiasi uccisione provocata per crudeltà o senza necessità. Certo, definire la “necessità e pericolosità” resta un po’ vago. La decisione su quello che può essere necessario o non necessario rimane a giudizio del singolo veterinario.

Anche l’animale incurabile non è necessariamente un animale da sopprimere perché la possibilità di tenere sotto controllo una malattia incurabile può dipendere anche dal proprietario, dal tempo che ha a disposizione e dalle possibilità economiche. La stessa cosa si può dire per la pericolosità di un animale. Ciò che può essere pericoloso in una casa con bambini, magari non lo è in campagna o in una casa senza bambini. Qui scatta la discrezionalità se attuare o meno l’eutanasia. Alla fine spetta al medico veterinario prendere atto della richiesta del proprietario, che è suo cliente e, a meno che non si schieri tra gli obbiettori, è costretto a praticare l’eutanasia. Lo stato di necessità è auto dichiarato dal cliente.Manca sicuramente un criterio di oggettività.

Anche il Codice Deontologico Veterinario che, oramai vetusto, non tiene conto della mutata sensibilità nei confronti dei nostri animali da compagnia, continua a mettere in primo piano il proprietario e non l’animale.

METODOLOGIA

Da quello che si evince in Italia la eutanasia non è disciplinata con una legge univoca e chiara, e molto si rifà anche alle leggi regionali, qualora vi siano. In ogni caso sarà compito di ciascun Medico Veterinario adottare una metodologia che dovrà basarsi su due punti principali:

  • induzione e mantenimento di un’anestesia
  • rispetto del benessere animale in modo da non causare sofferenza alcuna.

La metodologia prescelta dalla maggioranza dei colleghi Veterinari (90%) consiste nell’impiego:

  • tranquillanti fenotiazinici (acetilpromazina o acepromazina) per calmare l’animale, con dosi nettamente superiori a quelle usate nella premedicazione durante gli interventi chirurgici.
  • successivamente, personalmente, induco una anestesia profonda con Ketamina e Medetomidina in muscolo per cani di piccola taglia e gatti. Ketamina e Diazepan oppure Ketamina e Zolazepan in vena in cani di media e grossa taglia.
  • ottenuta una anestesia adeguata il 98% dei Veterinari italiani usa una associazione di embutramide, mebenzonio ioduro etetracainain bolo unico (Tanax). Il 2% usa Tiopentale sodico in vena fino a provocare una overdose fatale. Nel gatto o in animali con ipotensione grave in cui l’approccio alla vena cefalica è difficoltoso si può usare la via intracardiaca.

ANIMA

Entro 30 secondi dall’iniezione di Tanax il farmaco raggiunge il cervello e spegne ogni attività simpatica. Solamente il cuore, da organo autonomo, continua a battere ancora per 60 -90 secondi.

L’anima animale si prepara a lasciare il corpo che l’aveva contenuta finora.

Gli animali sono esseri che per definizione contengono un’anima: anima-li.

Contengono o meglio, sono stati creati allo scopo di contenere un’anima. Il loro corpo fisico è il contenitore di quest’anima la quale abita per tutta la vita nell’interno dell’animale.

Una delle principali qualità dell’anima animale risiede specificamente nella capacità di sentire. Un sentire interiore. Come sentire la paura o la gioia oppure la rabbia, tutti processi  legati a qualcosa di più “fino” rispetto al sentire  semplicemente una sensazione riferita al corpo fisico come, ad esempio, un dolore. I nostri animali d’affezione ed in special modo il gatto ed ancor più il cane, sono fortemente impregnati da questa potenzialità di sentire interiormente delle emozione e dei sentimenti. Ogni proprietario di pets  è in grado di percepire le emozioni che questi animali ci comunicano al momento in cui torniamo a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Quando apriamo la porta di casa immancabilmente ci imbattiamo in un’anima che non vede l’ora di renderci partecipi del suo mondo interiore. Tale capacità di comunicare la propria interiorità attraverso un certo movimento esteriore (scodinzolamento, corse pazze, girotondi, capriole, salti, ecc..) è una caratteristica peculiare degli animali.

Gli anima-li sono quindi anche anima-ti, dotati cioè di movimento.

L’anima degli animali possiede la capacità di far sperimentare al corpo fisico  entro il quale abita , sensazioni , emozioni e sentimenti che trovano la loro ragione di essere  proprio nel momento in cui vengono esteriorizzati attraverso il movimento.